Italia: Festa della Beata Maria Celeste Crostarosa celebrata a Foggia

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La festa liturgica della Beata Maria Celeste Crostarosa è stata celebrata a Foggia venerdì 11 settembre 2026, con un pomeriggio speciale dedicato alla preghiera e alla Santa Messa di ringraziamento. Il programma è iniziato alle 17:00 con il Santo Rosario, accompagnato da meditazioni tratte dagli scritti della Beata Maria Celeste. Alle 18:00 è stata celebrata la Santa Messa da padre Rogério Gomes, C.Ss.R., Superiore Generale dei Redentoristi, concelebrata dai confratelli redentoristi e da sacerdoti ospiti, con la partecipazione delle Redentoristine della Comunità e dei fedeli.
Nella sua omelia, padre Rogério ha riflettuto sulla profonda esperienza contemplativa di Maria Celeste e sulla sua capacità di rimanere fedele a Cristo tra prove, incomprensioni e sofferenze. La vera contemplazione, ha sottolineato, non ci allontana dalla realtà, ma ci permette di vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio, rendendoci più sensibili ai bisogni e alle sofferenze degli altri.

Riflettendo sul Vangelo di Giovanni, padre Rogério ha sottolineato una delle grandi sfide della vita consacrata, attingendo alle parole: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici» (Gv 15,12–13) — rimanere nell’amore di Cristo. È in questo amore, che ha la sua fonte nell’amore del Padre, che ogni vocazione trova la sua origine e la sua forza. Coloro che rimangono nell’amore di Cristo sono chiamati a diventare segni dell’amore di Dio nel mondo.

Maria Celeste visse questa vocazione tra molte difficoltà. La sua vita fu segnata da incomprensioni, opposizioni, separazioni e prove. Eppure rimase fedele alla missione spirituale che credeva Dio le avesse affidato. Il suo cammino la condusse infine a Foggia nel 1738, dove fondò un monastero e poté dare piena espressione alla Regola e alla visione spirituale che avevano plasmato la sua vocazione.

Per la beata Maria Celeste, l’amore ricevuto da Cristo divenne dono di sé agli altri. La sua vocazione contemplativa si trasformò in una vita di comunione, cura, perdono e servizio. La sua vita fu segnata da lotte e fragilità umana, ma anche da una profonda sete di Dio. La sua intera vocazione è diventata una «Viva Memoria» — una memoria vivente del Redentore.

La celebrazione di quest’anno si svolge anche in un periodo significativo per la famiglia redentorista. Il 18 giugno 2016, durante una cerimonia a Foggia, il cardinale Angelo Amato, in qualità di delegato di Papa Francesco, ha dichiarato beata della Chiesa cattolica suor Maria Celeste Crostarosa, fondatrice delle suore redentoristine. La sua memoria liturgica si celebra l’11 settembre.

La celebrazione della Beata Maria Celeste Crostarosa è quindi più che il ricordo di una figura importante del passato. La sua testimonianza continua a parlare alla Chiesa di oggi. La sua vita ci insegna che la contemplazione deve portare alla compassione; che l’unione con Cristo deve trasformare le nostre relazioni; e che l’amore deve concretizzarsi nel perdono, nel servizio, nella pazienza e nella cura degli altri.

La famiglia redentorista e i fedeli riuniti a Foggia hanno ricordato non solo una donna la cui profonda amicizia con Cristo è diventata un dono per la Chiesa, ma anche una donna la cui vita continua a invitare la Chiesa a rimanere nell’amore di Cristo e a diventare memoria vivente del Redentore nel mondo.

ST/ Scala News


Di seguito presentiamo l’omelia di p. Rogério Gomes CSsR, il testo integrale:

Omelia in occasione della memoria liturgica della Beata Madre Maria Celeste Crostarosa, monaca e fondatrice dell’Ordine del Santissimo Redentore (11 settembre)

Care Sorelle, cari Confratelli e Fedeli,

  1. siamo riuniti in questo giorno per celebrare la memoria liturgica della Beata Maria Celeste Crostarosa. Come ben sappiamo, Maria Celeste non ebbe una vita facile. Come ci ricorda il testo della sua biografia, pubblicato dal Dicastero delle Cause dei Santi, «Ella visse queste “tribolazioni” con pazienza e grande maturità spirituale, sapendo di dover condividere il cammino pasquale del Signore Gesù. Nel 1738 accettò la richiesta di stabilirsi a Foggia, potendo così dar vita a una comunità secondo il suo progetto di consacrazione religiosa. Fondò così, l’anno seguente, il Conservatorio del SS. Salvatore, finalizzato alla formazione delle ragazze del ceto medio. A Foggia, la Serva di Dio, mise in opera il progetto che le era stato ispirato, guidando le consorelle e numerose ragazze a testimoniare quotidianamente la memoria di Cristo Redentore».[1]
  2. A dieci anni dalla sua beatificazione, celebrata da Papa Francesco il 18 giugno 2016, siamo qui, proprio in questo luogo dove Dio l’ha chiamata, ha stabilito con lei un’alleanza d’amore e l’ha condotta a vivere una profonda amicizia con Cristo. Maria Celeste ha accolto questo amore, lo ha custodito e lo ha vissuto nella profondità della sua esperienza contemplativa. Ma non lo ha tenuto per sé. Ha saputo comunicarlo concretamente nella vita quotidiana, nelle relazioni con le consorelle, vissute tra difficoltà e grazia, e con quanti il Signore poneva sul suo cammino, fino a fare della propria vita una memoria viva del Redentore.
  3. La lettura del profeta Osea (Os 2,16b.17b.21-22) ci presenta un’esperienza molto bella: «parlare al cuore». La contemplazione è possibile solo quando permettiamo a Dio di toccare il nostro cuore. Nel mondo semitico, il cuore è considerato il centro della coscienza umana, il luogo più profondo della persona, dove siamo veramente ciò che siamo. È lì, nell’intimo del nostro essere, che Dio parla, seduce e affascina.
  4. Quando ci lasciamo affascinare da Dio, cominciamo a contemplare il mondo con lo sguardo e il cuore di Dio. E, proprio per questo, soffriamo anche noi quando vediamo il mondo ferito da tante contraddizioni, ingiustizie e sofferenze. La contemplazione non ci allontana dalla realtà, al contrario, ci rende ancora più sensibili ad essa. Essa acquista una dimensione di pathos, cioè esprime la capacità di lasciarci toccare, di provare compassione, di entrare in relazione e di fare nostro il dolore dell’altro. Per questo, chi contempla il mondo con lo sguardo e il cuore di Dio diventa sensibile anche alle sue sofferenze e alle sue contraddizioni. Il teologo Jürgen Moltmann applica questo concetto a Dio quando parla del pathos divino: Dio non rimane indifferente alla storia umana, ma, proprio perché ama, si lascia toccare dalla sofferenza del mondo.
  5. Il Vangelo (cf. Gv 15,9-17) che abbiamo ascoltato ci propone qualcosa di radicale: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,12-13). Forse questa proposta evangelica può apparirci troppo esigente, difficile da vivere nella nostra condizione umana. Penso che la grande sfida per noi, nella vita consacrata, sia rimanere nell’amore di Cristo, che ha la sua fonte nell’amore del Padre. È proprio nel rimanere in questo amore che troviamo la fonte della nostra vocazione e che, a partire da essa, diventiamo segno dell’amore di Dio per il mondo.
  6. Tuttavia, quando contempliamo la testimonianza dei nostri santi e della Beata Maria Celeste, constatiamo che essi, senza negare la propria umanità, le proprie passioni, fragilità e contraddizioni, sono stati capaci di rimanere uniti alla vite, che è Cristo, il Redentore. «Se io cado nelle mie debolezze e miserie, mi aggiutate con una viva confidenza in voi e così mi porgete la mano amorosa e mi guardate con occhi di benignità divina, e torno al mio bene».[2] È da questa comunione con Lui che hanno ricevuto la grazia di perseverare nel cammino e di diventare testimoni del fatto che la santità è una vocazione per tutti. Essi sono giunti alla santità non perché fossero angeli o persone estranee al mondo, ma perché erano profondamente umani, con le loro lotte e i loro limiti e, soprattutto, perché portavano nel cuore una profonda sete di Dio (cf. Sl 41-42/42-43). 
  7. L’Apostolo Paolo (cf. Col 3,12-17) ci offre indicazioni concrete su come l’amore di Cristo possa diventare vita in noi e nelle nostre relazioni. Questo amore si manifesta nella capacità di rivestirci di sentimenti di misericordia, bontà, umiltà, mitezza e magnanimità, di sopportarci a vicenda e di perdonarci gli uni gli altri, come il Signore ci ha perdonato.
  8. Al centro di tutto vi è la carità, che unisce e conduce alla perfetta unità. È essa che permette alla pace di Cristo di abitare nei nostri cuori e alla sua Parola di trasformare le nostre relazioni, le nostre scelte e il nostro modo di vivere. Così, l’amore cessa di essere soltanto un ideale e diventa una forma concreta di esistenza, vissuta nella quotidianità, nelle parole e nelle opere, facendo tutto nel nome del Signore Gesù e rendendo grazie a Dio Padre.
  9. Considerando quanto abbiamo ascoltato dalla Parola di Dio nel giorno di oggi, possiamo dire che la Beata Maria Celeste ha accolto la sua consacrazione come un cammino di profonda comunione con Cristo, segnato dalla contemplazione, dalla croce e dall’amore concreto verso gli altri. Ha fatto una profonda esperienza di Dio, lasciandosi raggiungere e trasformare dal suo amore, e ha imparato a rimanere fedele a questo amore anche in mezzo alle tribolazioni, alle incomprensioni e alle prove. La sua spiritualità contemplativa non l’ha allontanata dalla realtà, ma l’ha resa ancora più sensibile alle necessità e alle sofferenze di coloro che Dio poneva sul suo cammino. Così, l’amore ricevuto da Cristo è diventato per lei dono concreto di sé, espresso nella cura, nel perdono, nella comunione e nel servizio. Tutta la sua esistenza è diventata progressivamente una vera memoria viva del Redentore, non come quella di una persona al di sopra della condizione umana, ma come quella di una donna profondamente umana, con le sue lotte, passioni, fragilità e limiti, aperta all’azione della grazia.
  10. Carissime Sorelle, vorrei concludere questa omelia con una breve preghiera di Suor Maria Celeste alla Beata Vergine: “Madre cara e mia signora Maria, giglio purissimo della Trinità, rosa perfulgida di celeste amenità, dal quale nacque da cui latte pascer volle il re de’ cieli, pasci, ti prego, l’anima mia del divin’amor³. Siatemi guida e maestra e con la vostra clemenza proteggetemi e difendetemi dall’insidie del demonio. Risvegliate ed il mio cuore nell’amore e divin’amore. Degnatevi rimirarmi come vostra vera figliuola, del vostro manto mi refuggio oggi e sempre. Nell’ora della mia morte voi siete la mia speranza dopo Giesù. Vi prego in questo giorno e sempre custodire l’anima mia da ogni macchia di peccato. Beneditemi, madre e signora mia, e vi dono il mio cuore, acciò lo riponete e conservate dentro il purissimo cuore del mio sposo Giesù Christo, vostro diletto figlio. Amen”.[3]

P. Rogério Gomes, C.Ss.R
 Superiore Generale

Foggia, 11 settembre 2026.


[1] Cf. https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/maria-celeste-crostarosa.html

[2] CROSTAROSA, Maria Celeste. Trattenimenti dell’anima col suo Sposo Giesù. Materdomini (AV): Editrice San Gerardo, 2022, p. 147.

[3] CROSTAROSA, Maria Celeste. Giardinetto interno del divin’amore. Materdomini (AV): Casa Editrice San Gerardo, 2020. v. 1, p. 40.