Intelligenza artificiale e analfabetismo di ritorno

0
281

(dal Blog dell’Accademia Alfonsiana)

Qualche giorno fa vedendo la grafia di mio nipote gli ho chiesto come mai avesse difficoltà a scrivere in corsivo e in modo leggibile. La sua risposta è stata semplice. «Zio per scrivere uso solo la tastiera dello smartphone o del pc».

Questa costatazione mi ha portato a riflettere sulla correlazione esistente tra intelligenza artificiale (IA) e analfabetismo di ritorno o funzionale.

Con intelligenza artificiale si intende quella «disciplina che studia se e in che modo si possano riprodurre i processi mentali più complessi mediante l’uso di un computer. Tale ricerca si sviluppa secondo due percorsi complementari: da un lato l’IA cerca di avvicinare il funzionamento dei computer alle capacità dell’intelligenza umana, dall’altro usa le simulazioni informatiche per fare ipotesi sui meccanismi utilizzati dalla mente umana» (cf. Enciclopedia Treccani)

Nel parlare quotidiano, poi, si tende a identificare Big Data, Data mining, Process mining, Machine Learning, Game theory con l’IA, disgiungendo il potere decisionale dalla competenza.

Con l’espressione analfabetismo di ritorno si intende: «Espressione riferita a quella quota di alfabetizzati che, senza l’esercitazione delle competenze alfanumeriche, regredisce perdendo la capacità di utilizzare il linguaggio scritto per formulare e comprendere messaggi» (cf. Enciclopedia Treccani).

Con il passare degli anni stiamo assistendo ad un analfabetismo di ritorno o funzionale dato proprio dall’uso massiccio della tecnologia, come lo sviluppo della grafia, l’esercizio della memoria per ricordare cose o numeri come quelli dei telefoni, o fare operazioni molto semplici che oggi sono affidate a macchine che ci assistono quotidianamente. Se tutto ciò ha semplificato, e non di poco, la nostra vita, allo stesso non fa esercitare delle abilità, imparate con sacrificio ed esperienza, rischiando di formare generazioni senza memoria.

Questo fenomeno crea analfabeti funzionali perché con il passare del tempo non praticando le conoscenze e competenze si rischia di non comprendere neanche ciò che si legge e quindi di elaborare un proprio pensiero.

L’analfabetismo di ritorno o funzionale è una grande arma di potere da parte dei big della tecnologia – ecco perché non bisogna confondere l’IA dalla generazione ed archiviazione dei dati con il loro utilizzo – come di alcune forme politiche odierne che dando risposte rapide ai bisogni emotivi, riescono poi ad orientare le decisioni. L’esempio plastico potrebbe essere la diffusione di notizie da parte degli influencer i quali riescono a far arrivare rapidamente attraverso degli slogan il loro pensiero accattivante, contraddicendo chi studia fenomeni e non esprime opinioni. Al momento, davanti a questo fenomeno, è possibile rispondere solo con politiche di long-life learning.

Davanti a questa problematica che riguarda particolarmente un po’ tutti è necessario stimolare la riflessione critica e l’esercizio della propria intelligenza per non abiurare all’uso critico e costruttivo del nostro pensare.

p. Alfonso V. Amarante, CSsR