Irlanda: Prima professione di suor Anusha OSsR

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Durante la celebrazione eucaristica presieduta da padre Rogério Gomes, Superiore generale della Congregazione del Santissimo Redentore, il 2 agosto nel monastero delle monache redentoriste a Dublino, suor Anusha Antony, proveniente dal Kerala, in India, ha emesso la professione temporanea come suora redentorista.

Rendiamo lode e grazie a Dio per la nostra nuova sorella e per il suo generoso “sì”.

Omelia in occasione della professione religiosa di suor Anusha Antony

Care sorelle redentoriste e in particolare cara suor Anusha Antony della Madre del Perpetuo Soccorso

1. Oggi celebriamo il mistero dell’amore di Dio, un amore che chiama, attrae, consuma come il fuoco e trasforma la vita di una donna in un dono totale, in una risposta senza riserve. Suor Anusha, tu stai professando la tua professione religiosa perché hai sentito nel profondo del tuo cuore una chiamata e un amore profondo che, nonostante le molte sfide, ti hanno portato a questo momento di donazione di te stessa, al tuo “sì”. Potresti fare eco alle parole di Sant’Agostino: «Tu ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te» (Cf. Confessioni I, 1, 1: PL 32, 661).

2. Non è un caso che abbiamo iniziato questa liturgia con quel bellissimo brano del Cantico dei Cantici (8, 6-7): «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte è l’amore…». Nella tradizione della Chiesa, la professione religiosa è stata spesso intesa come una sorta di morte al mondo, ma è una morte feconda come quella di Cristo sulla croce. Coloro che si consacrano non fuggono dalla vita, ma vi entrano più profondamente, tornando alla sua fonte stessa: Dio.

3.  Nella vita consacrata, l’amore non è inteso come un’emozione passeggera o solo una via tra tante; è un abbandono radicale, totale e definitivo. Il testo parla di un sigillo, di un segno indelebile. La vita consacrata, specialmente quella contemplativa, è proprio questo: un’impronta indelebile dell’amore di Dio su un’anima che, in silenzio, ha scelto Lui come unico Sposo, il Redentore. «Al dono di Cristo Sposo, che sulla croce ha offerto senza riserva il proprio corpo, la suora risponde in modo analogo con il dono del “corpo”, offrendo se stessa con Gesù Cristo al Padre e cooperando con lui nell’opera della redenzione» (Verbi Sponsa, 1999, n. 3).

4. Questa è la vocazione delle Suore Redentoriste: essere memoria viva, «Viva Memoria» della Passione di Cristo, lo Sposo fedele che ama la sua Chiesa, il Popolo di Dio, anche nella sua fragilità. Questa vocazione non si manifesta con parole altisonanti o grandi opere, ma con l’offerta silenziosa e fedele di una vita nascosta con Cristo in Dio (cfr. Col 3,3). Le Suore Redentoriste non cercano visibilità o riconoscimento. Comprendono che la loro missione è quella di rendere presente, nel silenzio del chiostro, il grido della Croce. Permettendo a questo grido di risuonare nella loro vita, diventano intercessrici costanti per la salvezza del mondo. Dove un’anima è totalmente consacrata al Redentore, lì l’amore eterno di Dio si fa visibilmente carne offerta in dono. Lì continua a dispiegarsi il mistero della Redenzione.

5. «La vita contemplativa femminile ha sempre rappresentato nella Chiesa e per la Chiesa il suo cuore orante, un tesoro di grazia e di fecondità apostolica, una testimonianza visibile del mistero e della ricca varietà della santità» (Vultum Dei Quaerere, 2016, n. 5).

Nel chiostro, ogni preghiera, ogni rinuncia è unita alla Passione del Signore e partecipa al suo potere redentore. Dove gli occhi del mondo non arrivano, Dio opera meraviglie. Per questo motivo, la suora redentorista, all’interno del suo chiostro, diventa memoria vivente dell’Amore che si dona fino alla fine,
una fiamma che arde davanti al Cuore trafitto di Cristo, testimone silenziosa che solo l’amore redime e che tutti sono chiamati alla santità.

6. Nel Vangelo di oggi (Matteo 16, 24-26), Gesù parla con chiarezza, urgenza e amore: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Non c’è vita consacrata senza la Croce. Ma questa Croce, portata con amore, diventa luce. Ciò che il mondo vede come una perdita, il lasciare tutto, il rinunciare alla libertà esteriore, per la persona consacrata diventa la via per guadagnare la vera Vita.

7. Cara sorella Anusha, oggi fai la tua professione alla presenza di questa comunità. In questo giorno speciale, ogni sorella ricorda il proprio momento di professione e l’impegno che ha preso. Con la tua professione entri a far parte di una grande comunione che unisce le sorelle di tutto il mondo, unite dalla preghiera e dalla contemplazione. Non sei sola: il tuo cammino sarà accompagnato dall’amore, dal sostegno e dall’intercessione delle tue sorelle qui e altrove.

8. Che la Madonna del Perpetuo Soccorso, insieme a Madre Celeste e Sant’Alfonso, ti accompagnino sul cammino della fedeltà. La vostra vita contemplativa sia memoria vivente del Redentore in questo mondo ferito, che spesso dimentica Dio e l’umanità. Amen.

P. Rogério Gomes, C.Ss.R.
Superiore Generale

Dublino, 2 agosto 2025

(fonte: www.rednuns.com)