GMG: un Padre Nostro in aramaico

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Pellegrini nella loro terra lo sono già diventati per forza: in una notte di due anni fa hanno dovuto prendere quello che potevano e lasciare in fretta le loro città, costretti alla fuga dalle milizie del Daesh. Giovani di Mosul, Qaraqosh e della Piana di Ninive; giovani cristiani che dopo anni di sofferenze dall’ estate 2014 sono esuli a Erbil, Kurdistan iracheno. Ci sono anche loro tra i duecento giovani iracheni a Cracovia per la Gmg, dopo i giorni di gemellaggio a Wroclaw, guidati dal vescovo ausiliare di Baghdad Basel Yaldo e dall’ arcivescovo di Erbil, Bashar Warda CSsR. Provengono dalla capitale ma in parte anche dai campi dove gli esuli sono rifugiati tra Erbil e il resto del Kurdistan.

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Nella serata di venerdì alcuni di loro vivranno il momento più atteso: durante la Via Crucis presieduta dal Pontefice reciteranno il Padre Nostro in aramaico, la lingua parlata da Gesù che viene ancora oggi utilizzata nella liturgia dai caldei. Duecento saranno a Cracovia ma portano con sé il cammino di tutti i giovani cattolici iracheni, che si sono preparati alla Gmg declinando nel loro contesto così difficile le opere di misericordia. Anche per questo la Chiesa caldea ha già previsto un grande momento comunitario al loro ritorno da Cracovia.

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A colpire sono soprattutto i racconti dei giovani. Ad esempio quello di Rayan Bahjat, giovane ingegnere di Kirkuk che lavora nell’ industria petrolifera, attivo nell’ accoglienza ai profughi nella sua città. «Siamo felici – ha dichiarato all’ agenzia Fides – perché potremo condividere il nostro dolore e la nostra gioia con i fratelli e le sorelle di tutto il mondo. Vogliamo dire a tutti di pregare per noi affinché possiamo mantenere salda la speranza e la fede».

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Ma cosa porta a casa da una Gmg un giovane iracheno? A rispondere è Roni Salim Marzina, seminarista siro-cattolico che presto verrà ordinato sacerdote. Nel 2011 era a Madrid, insieme ad altri tredici seminaristi di Mosul e Qaraqosh. «La Gmg di Madrid – racconta – per me è stata la prima occasione per viaggiare fuori dall’ Iraq. Ricordo come una gioia incredibile le giornate che ho avuto la possibilità di trascorrere con i preti e il vescovo di Cordoba. Ci ha dato una grande forza poter pregare insieme».

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(Avvenire/Fides)

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