I Muri della Vergogna, Alfonso Amarante C.Ss.R.

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Vengono paventati, quando non proprio innalzati, tra USA e Messico, tra ebrei e musulmani a Gerusalemme e, infine, tra Turchia e Siria con la complicità dell’Unione Europea: servono a nascondere rancori e atrocità e a meglio difendere gli interessi economici dei Paesi più ricchi.

Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine” (Catechismo della Chiesa Cattolica)

Quando, il 9 novembre 1989, fu distrutto il muro che separava Berlino Ovest da Berlino Est, sembrò che la cortina di ferro potesse finalmente essere relegata ad incubo da riporre nel cassetto dei ricordi amari.

Invece, la storia di questi ultimi anni ci ha dimostrato che siamo capaci di innalzare ben altri muri pur di nascondere rancori e atrocità. E di saperne anche giustificare la costruzione adducendo motivazioni di salvaguardia del bene comune.

Nuovi muri si stanno affacciando nella nostra Storia. Durante la campagna che l’ha issato alla presidenza, Donald Trump ha promesso ai suoi elettori di costruire un muro che impedisca ai vicini di casa messicani di immigrare clandestinamente nei suoi Stati Uniti, il Paese delle libertà. Nel frattempo, altri due muri fortemente simbolici già sono stati innalzati. Il primo spartisce la città di Gerusalemme tra musulmani ed ebrei; il secondo, alto tre metri e lungo più di 800 chilometri, è stato costruito per impedire di trovare scampo in Turchia a chi cerca di fuggire dalle stragi in corso in Siria.

Di questo secondo muro siamo corresponsabili! Sì, avete capito bene, perché per buona parte il muro è stato finanziato con i gettiti fiscali dei Paesi dell’Unione europea. Peraltro, non solo sopportiamo le spese, ma retribuiamo il regime turco affinché trattenga nei campi di accoglienza circa quattro milioni di profughi. In questo modo, infatti, ci proponiamo di chiudere per sempre la via orientale che, passando per Atene e i Balcani, conduce in Europa.

La Commissione Europea ritiene che questo muro consenta di sorvegliare sia l’altrimenti incontrollabile flusso di profughi dall’Asia e sia i posti di blocco che limitano le partenze dal continente africano. Come dire: un vero e proprio successo!

Chiariamoci: l’Europa non poteva e non può sostenere gli ingenti flussi migratori in corso. E questo sia per una questione economica che di stabilità politica. Tuttavia bisogna domandarsi, con onestà, se innalzare muri possa rappresentare una soluzione al problema dell’ingiustizia sociale ed economica senza cadere nell’amoralità più atroce.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine». Nella Dottrina Sociale della Chiesa, i papi ci ricordano che l’immigrazione è sempre frutto di ingiustizie perpetrate nel Paese d’origine e che, come cristiani, siamo chiamati ad assumerci le responsabilità per costruire con tutti gli uomini un mondo più giusto ed equo.

È dunque necessario trovare soluzioni che salvaguardino la dignità dei richiedenti asilo e che, quindi, rispettino i principi di quella solidarietà e di quella sussidiarietà di cui tutti gli uomini sono capaci in vista del bene comune.

Alfonso Amarante C.Ss.R.
In Cammino con SAN GERARDO (maggio 2018)

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