Fondatore del Santuario di Pompei, era terziario domenicano e oblato della Congregazione Redentorista
Domenica, il 19 ottobre, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha presieduto la solenne celebrazione di canonizzazione del Beato Bartolo Longo, laico, terziario domenicano e oblato della Congregazione del Santissimo Redentore. La celebrazione, che ha visto l’elevazione agli altari setti beati e beate, è stata un momento di gioia e riflessione per la Famiglia Redentorista e per tutta la Chiesa.
Nella sua omelia, Papa Leone XIV ha sottolineato che la santità non è riservata a pochi eletti, ma è la vocazione di ogni cristiano. «Crediamo che Dio salvi il mondo per amore», ha detto il Papa, invitando i fedeli a liberarsi dal fatalismo e a rispondere con generosità all’appello di chi è in difficoltà. «Siamo chiamati a essere testimoni dell’amore del Padre, come Cristo lo è stato verso tutti: umile con i prepotenti, giusto con gli ingiusti, misericordioso con i peccatori».
Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei e delle opere sociali che ancora oggi sono un faro di speranza per la Campania e per l’Italia meridionale, incarna perfettamente questo ideale di santità. La sua vita, segnata da una profonda conversione e da un instancabile impegno per i poveri, dimostra che la fede si traduce in opere concrete di carità e di giustizia. Come ha ricordato il Papa, i nuovi santi non sono «eroi o paladini di qualche ideale», ma «uomini e donne autentici», la cui vita ci ispira a vivere la nostra vocazione cristiana con coerenza e amore.
«La loro intercessione ci assiste nelle prove, e il loro esempio ci ispira nella comune vocazione alla santità», ha affermato Papa Leone XIV. «Mentre siamo pellegrini verso questa meta, preghiamo senza stancarci, perché la fede sulla terra sostiene la speranza del cielo». Queste parole risuonano con particolare forza per la Famiglia Redentorista, che ha accompagnato Bartolo Longo nel suo cammino spirituale e apostolico. La sua testimonianza è un invito a riscoprire la bellezza della preghiera, della carità e dell’annuncio del Vangelo, soprattutto tra i più lontani.
I legami del nuovo santo con i redentoristi sono ricordati da p. Gennaro Sorrentin, Superiore Provinciale del l’Europa Sud che qualche giorno prima di celebrazione odierna. La lettera offre una chiave di lettura per comprendere il significato della canonizzazione di Bartolo Longo per l’intera Famiglia Redentorista. Nel suo messaggio, p. Sorrentino traccia un ponte tra la storia e l’attualità, ricordando come la vita del nuovo santo sia stata intrecciata in modo indissolubile con il carisma redentorista, grazie all’accompagnamento di tre padri della Congregazione: il Venerabile Emanuele Ribera, p. Giuseppe Maria Leone e p. Antonio Maria Losito.
Questi tre redentoristi, attraverso la loro guida spirituale, hanno aiutato Bartolo Longo a discernere la volontà di Dio e a tradurre la sua fede in opere concrete di carità e di evangelizzazione. Come scrive p. Sorrentino, la loro influenza ha permesso alla spiritualità di sant’Alfonso di plasmare la vita interiore di Longo, preparandolo alla missione che lo avrebbe visto fondare il Santuario di Pompei e dedicarsi ai poveri e agli emarginati della Valle.
La lettera evidenzia come la figura di Bartolo Longo sia oggi un modello attuale e incisivo per i laici che scelgono l’oblazione nella Congregazione, e per tutti coloro che condividono la missione redentorista. La sua affiliazione alla Famiglia Redentorista come oblato, approvata nel 1884, lo rende un esempio luminoso di come la santità possa fiorire anche nella vita laicale, quando è animata da una fede incrollabile e da un amore concreto verso i fratelli.
P. Sorrentino invita infine tutta la Famiglia Redentorista a riscoprire la bellezza della preghiera, della carità e dell’annuncio del Vangelo, seguendo l’esempio di Bartolo Longo, che seppe coniugare la contemplazione con l’azione, la fede con la giustizia sociale. La sua canonizzazione, in questo anno giubilare, diventa così un invito a proseguire con rinnovato zelo la missione di evangelizzazione e di promozione umana, secondo il carisma di sant’Alfonso.
Lettera di p. Gennaro Sorrentino, Superiore Provinciale della Provincia di Europa Sud
Roma 13.09.2025
Carissimi Confratelli, Monache Redentoriste,
Oblati del Ss.mo Redentore, Laici Associati, Giovani della PGVR,
domenica, 19 ottobre, il santo padre Leone XIV presiederà in Piazza san Pietro il rito della canonizzazione del Beato Bartolo Longo, Fondatore del Santuario e delle opere di Pompei, oblato redentorista, figura di spicco nella storia della Chiesa in Italia, tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento. La sua canonizzazione, in questo anno giubilare, è un evento ecclesiale di notevole portata, che coinvolge principalmente le chiese della Regione Campania e in qualche modo tutta l’Italia meridionale, che, ad oggi, ancora usufruisce delle sue straordinarie realizzazioni.
La figura poliedrica di Bartolo Longo è legata alla storia dei Redentoristi, grazie a tre nostri confratelli che lo hanno accompagnato come direttori spirituali, in altrettanti momenti lunghi e complessi della sua vita. Ne traccio un ricordo, aiutato dal padre Vincenzo La Mendola, a partire da alcuni scritti autobiografici del Longo, affinché tutti possiate conoscere e apprezzare questa pagina di storia redentorista, forse poco nota, che ha molto da dire anche a noi, impegnati nella “nuova evangelizzazione” e nella formazione e promozione dei laici nella missione.
Al venerabile Emanuele Ribera (1811-1874), il giovane Longo si rivolse nella prima fase della sua conversione, dopo aver lasciato lo spiritismo di cui era stato anche consacrato “sacerdote”. In quel momento di ricerca, egli trovò nel p. Ribera, accoglienza e ascolto, come attesta nelle sue memorie: «Appena introdotto alla sua presenza, restai preso dai suoi modi affabili, dal suo sorriso, dal suo sguardo attraente, che rivelavano in lui il servo di Dio, l’apostolo della gioventù. Mi accolse con tanta dolcezza, con tanta umiltà che mi convinsi realmente che era un santo […]. Continuai a frequentarlo con grande premura e mi andai sempre più affezionando a lui, fino ad andarvi più volte nello stesso giorno […]. Iddio si serviva di lui per dirigere il corso della mia vita, secondo le mire della sua Divina Provvidenza». P. Ribera, dopo aver a lungo pregato, indicò al giovane avvocato la vocazione alla quale il Signore lo chiamava: «Non vi fate religioso, statevi così, altrimenti non si compiranno i disegni di Dio». Longo fin dai primi incontri, si affidò alla sua guida, convinto che «Egli aveva la previsione dell’avvenire». Infatti, gli aveva profetizzato: «Verà un giorno in cui i secolari saranno capi delle missioni religiose e conserveranno la fede nelle famiglie. Il Signore vuole da te grandi opere!». Ribera iniziò il giovane avvocato alla lettura delle opere di sant’Alfonso e del Beato Gennaro Maria Sarnelli. Gli storici affermano che proprio i testi di sant’Alfonso, tra i libri di Longo, sono quelli più sottolineati e annotati, indice di una lunga frequentazione.
Il secondo redentorista che segnò la vicenda di Bartolo Longo, per diciotto anni, fu p. Giuseppe Maria Leone (1829-1902). Egli, ebbe «una parte segreta, ma efficacissima, nel compimento del Santuario e nella fondazione dei nostri Istituti di Beneficenza», afferma Longo, «come pure in alcuni avvenimenti che sono stati come le pietre miliari nello svolgimento dell’opera cristiano-sociale della Valle di Pompei». In lui Longo ebbe la sensazione di incontrare uno dei santi viventi della sua epoca: «Da che cominciai a trattare col Servo di Dio, cominciai similmente a formarmi il concetto che egli fosse un uomo di straordinaria virtù. Questo concetto si ribadì sempre più nel lungo trattare con lui per tanti anni, sia dei miei personali bisogni spirituali, sia delle molteplici opere, che io con l’aiuto di Dio, andavo compiendo sotto l’influsso e l’aiuto morale di lui».
Dopo la morte del p. Leone, in un articolo commemorativo, Longo tratteggiava, in poche efficaci pennellate, la sua fisionomia: «Egli col consiglio di uomo retto, con la preghiera continua presso il trono del Signore e presso la Vergine Maria, e con l’esempio della sua vita di carità, zelo, e di sacrifizio, ci ha illuminati nelle difficoltà, ci ha sostenuti nelle lotte, ci ha confortati negli istanti di scoraggiamento, ci ha spinti a iniziare opere e movimenti per la maggior gloria di Maria, anche contro le vedute dell’umana prudenza, ed ha potentemente trasfusa in noi quella umile ma incrollabile fiducia nella Provvidenza, che è sì necessaria in chi deve fondare e dirigere opere nuove di Dio, superiori alle facoltà umane».
Sul letto di morte fu lo stesso p. Leone ad indicare il proprio successore nella direzione spirituale del Longo e della Contessa sua consorte: «Andatevi a confessare dal mio confessore p. Antonio Maria Losito (1838-1917)». Di lui, dopo quindici anni di direzione spirituale, Longo scrisse: «La storia dirà delle sue virtù eroiche, della sua fama di taumaturgo, delle sue inaudite sofferenze, sopportate con una pazienza di santo». Ancora, metteva in luce gli aspetti più umani della sua personalità, definendolo: «l’immagine della bontà di Dio, largo di ospitalità e di carità a tutti […]. Dava sempre, dava a tutti i poveri, come se il suo cuore fosse stato una miniera inesauribile». E infine faceva un chiaro riferimento all’azione svolta da Losito in favore delle opere di Pompei: «noi piangiamo in lui l’angelo datoci dalla Provvidenza per dirigere pel corso degli ultimi quindici anni, e in ore assai difficili, il nostro spirito […]. Egli ci dovette guidare in periodi assai tempestosi. Fu la nostra luce e la nostra forza. Alieno da ogni imposizione austera, da ogni frase dura, egli aveva una parola […] che ci scendeva nell’anima come un’onda di dolcezza. Ci confortava col pensiero della Madonna, che s’era degnata di scegliere noi nel mondo a umile strumento delle sue misericordie, ci mostrava nelle tempeste il nostro porto sicuro, il gran porto della Provvidenza di Dio. E noi, dopo avergli rivelato con la semplicità d’un fanciullo tutto il nostro spirito, le sue ansie, le sue perturbazioni, le sue pene, uscivamo dalla sua piccola cella, racconsolati e commossi e dicevamo a noi stessi: è un santo che ci perdona, un santo che ci benedice».
Le testimonianze autobiografiche presentate forniscono un quadro completo dell’azione pedagogica in ambito spirituale svolta dai tre confratelli riconosciuti per la loro santità nel percorso del fondatore di Pompei. Attraverso la loro influenza, la spiritualità di sant’Alfonso ha contribuito a plasmare la vita interiore di Bartolo Longo, preparandolo alla sua missione tra le persone della Valle di Pompei. Da questo punto di vista, la sua esperienza risulta pienamente coerente con il carisma della Congregazione.
La sua figura, riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa attraverso la canonizzazione, rappresenta per noi redentoristi un costante invito a valorizzare la formazione delle coscienze, restando fedeli e creativi nell’applicare gli insegnamenti morali e spirituali di sant’Alfonso.
Bartolo Longo diventa un modello, attuale e incisivo, anche per i laici che scelgono l’oblazione nella nostra Congregazione e che condividono la nostra missione come laici associati. La sua affiliazione alla Congregazione del Santissimo Redentore, sollecitata da p. Leone, fu approvata dal superiore della Provincia Napoletana p. Emilio Jacovetti (1834-1918), e ratificata dal superiore generale p. Mattia Raus (1829-1917), all’inizio di agosto del 1884, rendendolo parte della nostra famiglia religiosa, nella quale molti laici hanno scoperto e vissuto la loro vocazione cristiana.
La sua testimonianza di laico, impegnato nella missione e attento ai segni dei tempi, lo rende uno esempio luminoso per i laici che vogliono impegnare la loro vita nella missione di evangelizzazione e promozione umana, secondo il carisma di sant’Alfonso.
Affidiamo la nostra missione e quella dei collaboratori laici al Santo che sarà proclamato dalla Chiesa, proseguendo nel nostro impegno di preghiera congiunta con il Santo Padre per invocare giustizia e pace per tutte le popolazioni.
P. Gennaro Sorrentino CSsR,
Superiore Provinciale







