30 giugno: il Beato Redentorista, molto in anticipo sui suoi tempi e ancora attuale oggi

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Gennaro Maria Sarnelli

In soli 42 anni di vita, il Beato Gennaro Maria Sarnelli lasciò un’impronta indelebile nella storia della Congregazione del Santissimo Redentore e nell’evangelizzazione degli ultimi.

Sono trascorsi 282 anni dalla morte del beato Gennaro Maria Sarnelli, C.Ss.R. Nel giorno della sua memoria, nel 2026, la sua testimonianza missionaria rimane di grande attualità. Sia Sarnelli che il suo caro amico, sant’Alfonso Liguori, avevano abbandonato una brillante carriera legale per il sacerdozio, animati da uno zelo ardente nel raggiungere coloro che la Chiesa stava trascurando. La loro amicizia, forgiata durante la formazione sacerdotale, li spinse a collaborare alle Cappelle Serali, portando la fede e la preghiera ai comuni napoletani nelle piazze e agli angoli delle strade. La loro collaborazione si rivelò fondamentale per la stessa sopravvivenza della Congregazione Redentorista.

Nato nell’alta nobiltà napoletana come figlio del barone Angelo Sarnelli di Ciorani, Gennaro si svuotò tuttavia completamente per seguire il Redentore tra i più abbandonati. Abbandonando l’avvocatura a ventisei anni, entrò in seminario e, proprio il giorno della sua ordinazione, distribuì l’intera eredità ai poveri. La sua posizione sociale si rivelò provvidenziale. La sua influenza a Napoli protesse la fragile giovane Congregazione dai suoi influenti critici. La dimora della famiglia Sarnelli a Ciorani divenne la prima casa canonica dei Redentoristi, dove Alfonso e i suoi compagni pronunciarono i primi voti di perseveranza. (Noi, partecipanti al Corso di Spiritualità Redentorista di quest’anno, abbiamo avuto la fortuna di soggiornare in questa casa per una parte significativa del programma, dove sono conservate le sue reliquie di prima classe.)

Sia da seminarista che da giovane sacerdote, Sarnelli catechizzò i giovani con notevole successo. Nominato direttore dell’istruzione religiosa nel famigerato quartiere spagnolo di Napoli, afflitto da povertà e sfruttamento, si trovò di fronte al dilagante traffico di ragazze. Il fatto che un sacerdote di nobili origini si stabilisse in quel luogo era già di per sé un gesto profetico. Ma Sarnelli andò oltre, decidendo di combattere lo sfruttamento non solo con la denuncia, ma con la carità concreta: trovando un’occupazione alternativa per le donne, sfidando i loro sfruttatori e scrivendo pubblicamente contro le strutture che permettevano il loro degrado. Non stava criticando la morale pubblica, ma difendendo la dignità delle vittime e invitando i colpevoli alla conversione in nome del Vangelo.

La sua intensa ma breve campagna fu un successo morale e intellettuale e un fallimento pratico, almeno in termini di risultati misurabili. Le condizioni contro cui lottò gli sopravvissero per generazioni, e Napoli rimase a lungo dopo la sua morte un luogo in cui la povertà e lo sfruttamento delle donne rimasero in gran parte irrisolti. Questo non è un giudizio su di lui. È un giudizio sulla portata del problema che dovette affrontare. Agli occhi del Vangelo di Gesù, ciò che conta non sono i nostri successi, ma la nostra fedeltà.

Papa Francesco ha definito la tratta di esseri umani come un fratricidio nell’Evangelii Gaudium, esclamando: «Dov’è il tuo fratello o la tua sorella che è ridotto/a in schiavitù?», e aggiungendo: «Non distogliamo lo sguardo. C’è una complicità maggiore di quanto pensiamo» (EG 211). Più recentemente, l’8 febbraio 2026, in occasione della Giornata mondiale di preghiera e sensibilizzazione contro la tratta di esseri umani, Papa Leone XIV ha dichiarato che «la pace inizia con il riconoscimento e la tutela della dignità donata da Dio a ogni persona». I Redentoristi dovrebbero essere orgogliosi del fatto che, tre secoli prima, il Beato Gennaro Maria Sarnelli percorresse già le strade più buie della Napoli del XVIII secolo, identificando la povertà strutturale come motore dello sfruttamento e insistendo, attraverso più di trenta opere pubblicate, sul fatto che ogni donna sfruttata portasse il volto di un’amata figlia di Dio. Non mi sorprenderebbe se un giorno, in un futuro non troppo lontano, Gennaro Sarnelli diventasse il santo patrono cattolico di coloro che lottano per porre fine alla tratta di esseri umani in tutto il mondo.

Le cause che allora spingevano le donne alla prostituzione sono profondamente strutturali: il sistema della dote, i codici d’onore patriarcali, le scarse tutele statali, la povertà endemica, la disgregazione familiare e la predazione organizzata. Un solo sacerdote, con un decennio di ministero attivo e una salute cagionevole, non poteva smantellare forze che facevano impallidire qualsiasi intervento individuale. Individuare correttamente un problema strutturale era di per sé un risultato, ma non lo risolveva. La missione di Sarnelli continua. Oggi siamo chiamati a partire dalle sue intuizioni, lavorando per un mondo trasformato dalla visione di Cristo sulle donne, una visione della Buona Novella in cui donne e uomini camminano insieme nella purezza del cuore e dell’immaginazione, costruendo la famiglia di Dio dove nessuno viene abbandonato, nessuno è escluso dall’amore redentore di Dio, e ogni persona è veramente valorizzata e rispettata come fratello o sorella dell’altro.

P. Sandeep Menezes, C.Ss.R.

Partecipanti del corso della spiritualita redentorista nella capella del Beato Gennaro Sarnelli a Ciorani, intorno alla urna con le reliquie del Beato (giugno 2026).

Il Beato Gennaro Maria Sarnelli C.Ss.R. (Napoli, 1702–1744) fu sacerdote, missionario e scrittore, tra i primissimi membri della Congregazione del Santissimo Redentore e stretto collaboratore di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che lo descrisse come un mistico interamente animato dalla comunione personale con Cristo. In soli 44 anni di vita, svolse un’azione apostolica intensa e molteplice — missioni popolari, direzione spirituale, scrittura — tutta orientata a restituire alle anime più abbandonate il senso profondo della propria dignità umana in Dio.

La sua santità, già riconosciuta oltre i confini d’Italia grazie anche all’opera di san Clemente Maria Hofbauer, fu formalmente avviata nel percorso canonico nel 1861; nel 1906 papa san Pio X lo dichiarò Venerabile. Il 12 maggio 1996, papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato. La Chiesa lo commemora il 30 giugno, anniversario della sua morte.