L’intervista a don Andrea Pizzichini, professore dell’Accademia Alfonsiana
Siamo testimoni dello sviluppo lampo della tecnologia dell’IA negli ultimi anni. Questo fenomeno è, da una parte, simbolo di modernizzazione e creatività; dall’altra, solleva preoccupazioni e pone interrogativi sulla responsabilità etica nell’uso dell’IA e sul suo impatto globale sulla società umana.
Il 12 e il 13 settembre si sono moltiplicati gli avvertimenti dal mondo tecnologico sulla velocità di diffusione dell’IA. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha pubblicato un saggio in cui chiede un “ritmo più lento” per il settore e audit indipendenti obbligatori per i modelli più avanzati — proposta sostenuta anche da Sam Altman (OpenAI) ed Elon Musk (xAI). Il dibattito, ormai, non riguarda più cosa questa tecnologia sappia fare, ma quanto le si debba permettere di spingersi oltre — e chi debba fissarne i limiti. Sullo sfondo resta un rischio concreto: la crescente dipendenza da questi sistemi.
Mercoledì 16 settembre, durante l’udienza generale, Papa Leone ha condiviso alcune preoccupazioni in merito: “Da una parte, infatti, lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze; dall’altra, le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana” — ha detto il Santo Padre, commentando il secondo capitolo della Costituzione Gaudium et spes, nella sua catechesi.
Scala News ha fatto delle domande al riguardo a don Andrea Pizzichini, professore dell’Accademia Alfonsiana di Roma e autore del volume “L’Intelligenza Artificiale: l’anima e l’automa. Una lettura teologico-morale della tecnologia”. (Marcianum Press, 2024). Ecco il testo:
Don Pizzichini, dove ci sta portando il rapido sviluppo dell’IA? Verso un mondo migliore o verso uno più complesso e problematico? Dobbiamo preoccuparci della nostra crescente dipendenza da questi sistemi?
È alquanto difficile prevedere la direzione di sviluppo dell’IA, come in verità lo è per ogni tecnologia: infatti, tale sviluppo dipende in maniera decisiva dalle situazioni reali di applicazione, quindi in una sorta di dialogo tra chi progetta e sviluppa tali sistemi e la società che ne accoglie (o rifiuta) l’utilizzo, a cui si deve aggiungere il contributo delle istituzioni statali e sovranazionali quali istanze legislative. Non so se si possa dire che si stia andando verso un mondo migliore: ciò dipende – anche qui: come sempre! – da noi esseri umani. In fondo, l’IA non fa altro che amplificare ciò che è già presente nel cuore umano, sia nel bene che nel male. Quello che è sicuro è che il mondo sta andando verso una condizione di sempre maggiore complessità, e strumenti come l’IA possono essere effettivamente un aiuto per gestire queste situazioni. Ciò comporta l’esigenza che chiunque faccia uso di tali sistemi sia educato a un uso consono, poiché molti studi mostrano che un rapporto non equilibrato con tali strumenti portano effettivamente a situazioni di dipendenza cognitiva.
Possiamo interpretare le parole del Papa come un contributo della Chiesa al dibattito sui limiti dello sviluppo e dell’applicazione delle tecnologie informatiche? Quali punti di riferimento propone il Pontefice?
Certamente. La Chiesa (a partire dal suo Magistero) è molto presente in questo tipo di dibattito, proponendo quello che può definirsi un approccio equilibrato all’IA: da un lato, nessuna demonizzazione, ma riconoscimento che, essendo frutto dell’ingegno umano, che come tale è un dono di Dio, questa tecnologia può aprire numerosi spazi di possibilità per alleviare povertà e fatiche; dall’altro, però, non bisogna dimenticare che ogni attività umana è segnata in radice anche da quell’ombra oscura che è il peccato, per cui la Chiesa suggerisce, realisticamente, di non lasciarsi andare a un’esaltazione acritica dei trionfi dell’IA, quasi essa fosse il rimedio per ogni necessità umana. Invece, occore restare vigilanti, perché, se le possibilità sono grandi, anche i rischi che essa apre sono altrettanto rilevanti e non vanno sottovalutati. Per questo, il Papa, soprattutto nella sua ultima enciclica Magnifica humanitas, suggerisce di porre al centro di ogni sviluppo tecnologico il principio base della custodia della dignità umana, che poi articola attraverso l’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, da lui indicata come la bussola per gestire tali processi così difficili da valutare e governare.
La tecnologia dell’IA è sempre più presente, giorno dopo giorno, sia nella nostra vita personale sia nell’attività apostolica delle parrocchie e delle comunità. In che modo la riflessione teologica — inclusa quella svolta presso l’Accademia Alfonsiana — aiuta i pastori e i fedeli a sfruttare l’enorme potenziale dell’IA?
La riflessione teologica può svolgere un ruolo fondamentale nell’approfondire e illuminare sempre di più, dal punto di vista sia teorico che pratico, il significato del progresso tecnologico in generale e dell’IA in particolare. Mai come oggi, anche da ambienti in apparenza lontani da simpatie religiose, si è innalzata così forte la domanda di senso, quella cioè che riguardi i grandi “perché” della vita e a cui la tecnologia, da sola, non è in grado di dare risposte soddisfacenti. In particolare, l’IA, avendo già iniziato a mostrare (almeno entro certi limiti) che è possibile replicare ciò che è più umano, ciò che è la “scintilla divina” in noi, cioè il pensiero, ha disorientato l’umanità contemporanea, che si è scoperta povera di risposte riguardo al proprio posto nel mondo, nonostante la potenza dei suoi mezzi. Si è aperta, quindi, una possibilità inedita di evangelizzazione, a cui è chiamata in primo luogo la teologia proprio per la rilevanza culturale di tali problemi, ma che richiede anche uno sforzo ulteriore di formazione perché tutti, nella Chiesa, possano essere in grado di vivere con sapienza e speranza evangeliche questo “cambiamento d’epoca” che ci troviamo a vivere.
Grazie mille, don Pizzichini, per le sue risposte.
Scala News





